Le meraviglie di Asculum

di Serena De Cesare e Michele Massoni, archeologi *

I lavori di riqualificazione di Corso Mazzini ad Ascoli Piceno hanno permesso di raccogliere molti dati utili allo studio e alla ricostruzione di una parte della città dal I secolo a.C. fino ai giorni nostri. Siamo già in grado di raccontare alcune delle scoperte e di proporre anche qualche suggestiva ipotesi.

Abbiamo cominciato col ritrovamento del muro perimetrale del convento di Sant’Onofrio, risalente al 1300, che fino ai primi anni del XX secolo occupava l’intero isolato su cui oggi si elevano maestosi i palazzi della Fondazione Carisap e delle Poste Centrali. Le fondazioni di questo muro, su Corso Mazzini poggiano su un’antica strada romana, il decumano, che attraversava da ovest a est Asculum nel I sec. d.C., quando la città godeva del fervore edilizio della prima età imperiale.

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Gli scavi hanno rimesso in luce un lungo tratto di questa via composta di grandi pietre di travertino levigate.

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La carreggiata era delimitata a sud da un bellissimo muro in opera quasi reticolata, probabile contenimento di un terrapieno sfruttato magari come terrazzamento.

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Il decumano era percorso dai carri che entravano e uscivano dalla città e di questi abbiamo ancora i segni, impressi sulla pietra, a indicare l’importanza della strada, particolarmente trafficata e in uso almeno fino al IV secolo d.C.

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Sono evidenti le risistemazioni fatte nei decenni successivi, con pezzi di mattoni e piccole pietre a riempire i buchi che oramai rendevano troppo difficoltoso il passaggio dei mezzi.

Durante questi lavori di ripristino dell’antica carreggiata, qualcuno ha perso una moneta coniata nel periodo in cui era imperatore Costanzo II (circa 1700 anni fa), lasciando involontariamente un segno importante per gli archeologi e per tutti noi.

I lavori in Corso Mazzini si sono conclusi, ma grazie alla splendida collaborazione tra il Comune di Ascoli e la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, il tratto dell’antico decumano rinvenuto di fronte Palazzo Gallo rimarrà visibile, così tutti i bimbi, i cittadini e i turisti anche in futuro potranno toccare con mano, conoscere e rivivere il passato riscoperto della nostra città.

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* Serena De Cesare e Michele Massoni, insieme a Marino Cardelli, sono gli archeologi che hanno lavorato al cantiere.

 

Autore dell'articolo: Redazione