Santa Croce, centro di una nuova Pescara del Tronto

Pescara del Tronto, piccola frazione del comune di Arquata del Tronto, è stata completamente distrutta dal terremoto del 24 agosto.

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All’interno del piccolo abitato si ergeva la chiesa di Santa Croce, scrigno di piccoli tesori dall’immenso valore storico ed artistico.

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Ha ormai fatto il giro del mondo l’immagine tv del Cristo che, recuperato dalle macerie, è stato esposto in occasione dei funerali delle vittime picene del 27 agosto, alla presenza delle massime autorità dello Stato.

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Il crocifisso era sull’altare maggiore dell’edificio, una struttura di grande semplicità posto nella zona più alta del borgo che presentava anche una torre campanaria in pietra.

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La chiesa doveva il suo nome alla straordinaria reliquia in essa custodita, che è già stata recuperata: una croce astile della seconda metà del 1200, uno dei primi esemplari in assoluto di croci di arte abbruzzese, quasi sicuramente sulmonese.

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L’oggetto, che la tradizione vuole portato a Pescara da un cittadino che aveva partecipato alle Crociate, è di grande essenzialità e povertà e sono proprio queste caratteristiche a definirne l’arcaicità. La croce è costituita da un’anima di legno rivestita da una sottile lamina di rame dorato, lavorata con la tecnica a stampo. Al centro c’è l’immagine della figura del Cristo Crocifisso che, come nella tradizione bizantina, trionfa sulla morte. Alle quattro estremità della croce troviamo la Madonna, San Giovanni, un angelo, il monte Calvario con il teschio di Adamo. Il retro della croce è decorato con un Cristo benedicente, seduto in trono e contornato dai simboli dei quattro evangelisti: l’aquila di San Giovanni, il leone di San Marco, il bue di San Luca e l’angelo di San Matteo. Le croci astili avevano un duplice significato: quello liturgico perché portate in processione e quello civile, come simbolo della comunità. Questi due valori assumono oggi, alla luce dei tragici fatti che hanno colpito “La Pescara”, un significato decisamente speciale.

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Ma la chiesa di Santa Croce custodiva anche un altro tesoro che, invece, rischia di essere definitivamente perduto. Si tratta dell’affresco dedicato alla Madonna del Soccorso, opera realizzata con la tecnica della pittura su intonaco da un pittore sconosciuto nel XV secolo.

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La tradizione narra che, in un periodo non precisato, dopo giorni di piogge insistenti, gli abitanti si sentivano minacciati da una frana che si sarebbe potuta staccare dalla montagna sovrastante il paese. Il sacerdote decise quindi di organizzare una processione in testa alla quale vi erano sette vedove vestite di nero e sette vergini vestite di bianco. Il corteo si avviò verso la montagna e, giunto ai suoi piedi, la ghiaia che da giorni ormai scivolava minacciando l’abitato, miracolosamente si fermò ai dinnanzi delle vergini.

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Da tutti interpretato come un segno divino legato all’intercessione della Madonna del Soccorso, intorno al 1600 venne edificata una piccola chiesa affianco a quella esistente, chiamata Oratorio, e intitolata appunto alla Madonna del Soccorso. La struttura come appariva prima del terremoto era dunque l’unione delle due chiese.

La speranza è che la chiesa di Santa Croce possa essere in qualche modo riedificata e, con i suoi tesori, possa nuovamente tornare ad essere il centro di una comunità viva ed operosa.

 

Autore dell'articolo: Redazione