San Biagio, santo della tradizione ascolana

Nell’abside di destra della cripta della Cattedrale di Ascoli Piceno troviamo la statua di San Biagio. L’opera, in terracotta, realizzata da Domenico Paci nella prima metà del 1800 proveniva dalla chiesa di San Biagio, un tempo esistente davanti al Battistero di San Giovanni (oggi ne è evidenziata la pianta sulla pavimentazione della piazza).

clicca per ingrandire
clicca per ingrandire

La chiesetta, molto antica visto che viene già citata in un documento del 1332, custodiva affreschi di Gaspare Gasparrini, allievo del Pomarancio. L’edificio fu demolito nel 1887 per liberare la visuale del Battistero.

Sempre dalla popolarità della piccola chiesa deriva il famoso detto locale “San Biagio fa la carità al Duomo” (“San Biace fa la caretà a lu Dome”)  ad intendere che anche il piccolo contribuisce all’opera del grande.

clicca per ingrandire
clicca per ingrandire

San Biagio fu vescovo cattolico e santo armeno. Vissuto tra il III e il IV secolo a Sebaste in Armenia, in Asia Minore, era medico e venne nominato vescovo della sua città. A causa della sua fede venne imprigionato dai Romani. Durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana e per questo fu straziato con i pettini di ferro, che si usavano per cardare la lana.

clicca per ingrandire
clicca per ingrandire

Per questo, come ad esempio negli affreschi del Giudizio Universale della Cappella Sistina, è talvolta raffigurato con questi strumenti in mano. Morì decapitato.

clicca per ingrandire
clicca per ingrandire

San Biagio compì un miracolo salvando dal soffocamento un bimbo con una lisca in gola. Il santo, così come faremmo anche noi oggi, gli diede una mollica di pane che porto giù la lisca e dunque lo salvò.

Ecco perché San Biagio è il protettore della gola e in questa veste è ritratto nella statua del Paci in Cattedrale.

La più antica citazione scritta sul santo è contenuta nei Medicinales di Ezio di Amida del VI secolo: “Se la spina o l’osso non volesse uscire fuori, volgiti all’ammalato e digli «Esci fuori, osso, se pure sei osso, o checché sii: esci come Lazzaro alla voce di Cristo uscì dal sepolcro, e Giona dal ventre della balena». Ovvero fatto sull’ammalato il segno della croce, puoi proferire le parole che Biagio martire e servo di Cristo usava dire in simili casi «O ascendi o discendi»”.

In tutta Italia a San Biagio si legano molte tradizioni locali legate a qualcosa da mangiare il 3 febbraio, data della ricorrenza.

Ad Ascoli Piceno le ciambelle di San Biagio sono ancora un prodotto caratteristico del giorno successivo alla Candelora.

clicca per ingrandire
clicca per ingrandire

Se le volete preparare in casa, ecco la ricetta.

500 gr di farina
3 uova
2 cucchiai di olio d’oliva
2 cucchiai scarsi di zucchero
Mezzo cucchiaino di sale
2 cucchiai di anice o, meglio, di mistrà

Amalgamate uova e zucchero. Aggiungete il sale, l’olio e la farina.

Lavorate l’impasto sino a renderlo soffice. A questo punto fate dei panetti e con ciascuno di essi create dei rotoli che unirete a cerchio formando le ciambelle.

Fate cuocere le ciambelle in abbondante acqua bollente (non salata) per 5 minuti poi lasciatele asciugare su un telo di canapa per almeno un’ora.

A questo punto potete cuocerle in forno per 20-30 minuti (dipende dal tempo trascorso ad asciugare) a temperatura di 200 gradi.

 

Autore dell'articolo: Webmaster