Il carnevale nel Piceno

Tra gli eventi che caratterizzano il Piceno c’è sicuramente il carnevale. Un tripudio di suoni, colori e sapori caratterizzano il tradizionale periodo giocoso e fantasioso, con richiami a tradizioni antichissime, riti millenari, elementi religiosi oppure autenticamente pagani.

Il carnevale storico del Piceno racchiude in un unico calendario alcune tra le manifestazioni più belle e singolari d’Italia: il carnevale di piazza ad Ascoli Piceno, Lu bov fint e Li vlurd di Offida, Li moccule di Castignano e Li zann’ di Pozza e Umito di Acquasanta Terme (anche quest’anno in forse per via degli eventi tellurici che hanno pesantemente colpito quelle zone).

Il carnevale di Ascoli Piceno è una manifestazione di lontane origini che coinvolge l’intera cittadinanza. Anticamente legato a riti propiziatori primaverili, oggi l’evento del carnevale è un appuntamento col puro divertimento. L’intera città scende in piazza con maschere più o meno elaborate, in gruppo o singolarmente, cercando spesso di cogliere l’aspetto umoristico e satirico di fatti locali o nazionali.

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Piazza del Popolo, nel cuore della città, è ovviamente il centro di snodo della festa: abbellito con grandi lampadari multicolori dal gusto retrò, il salotto cittadino si presta a naturale palcoscenico di gags, scherzi e teatrini per tutte le età e per tutti i gusti. Caratteristica del carnevale ascolano sono anche i gruppi mascherati, per i quali esiste un apposito concorso: la giuria premia l’originalità, la realizzazione ed il divertimento.

I giorni principali restano quelli della domenica e del martedi grasso, nel pomeriggio davvero imperdibili per chi vuole immergersi in una festa tradizionalmente popolare. Altri appuntamenti, come il carnevale dei bambini o quello degli studenti, costellano il calendario della festa.

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Due sono invece i tradizionali appuntamenti con il carnevale ad Offida: Lu bov fint e Li vlurd.

Lu bov fint è una farsesca caccia ad un finto bue, che oggi sostituisce quello vero utilizzato nelle prime rappresentazioni. Il bove è realizzato con una intelaiatura di legno e ferro, rivestita di panno bianco e rosso, con coda e corna molto pronunciate. Il venerdì grasso, fin dalle prime ore del pomeriggio, Lu bov fint è portato per le vie del paese da uomini che si alternano a correre da sotto la pancia dell’animale. Il bove è guidato e seguito da una folla urlante di persone con indosso la tipica veste bianca con richiami in rosso detta guazzarò.

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Quella del bove finto è una vera e propria corrida, in cui l’animale, istigato da urla e schiamazzi di centinaia di persone, corre sfrenatamente per le vie e le piazze del paese senza curarsi di incornare chi si trova sulla sua strada. Gli abili portatori guidano i movimenti dell’animale, talvolta con ampie giravolte, spesso con corse scatti repentini, provando a cogliere di sorpresa il pubblico assiepato ai lati o sotto i portici. Ad aumentare l’adrenalina contribuisce non poco il diffuso stato di ebbrezza dei partecipanti, in particolare quelli che stanno sotto il bove, costantemente riforniti di vino.

All’imbrunire Lu bov fint viene simbolicamente ucciso facendo toccare le corna sulla colonna del portico del Municipio che ancora oggi reca il gancio su cui, nel passato, veniva legato il bue vero. Inizia a questo punto la processione per le vie del paese con il bove come trofeo, con il sottofondo musicale di “Addio Ninetta addio”, inno ufficiale del carnevale offidano.

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La particolarità del carnevale di Offida è quella di concludersi al calar della sera del martedì grasso, con l’accensione e la sfilata dei vlurd: anche in questo caso parliamo di una festa di singolare originalità.

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La parola vlurd indica i fasci di canne, più o meno lunghi fino a intrecci di parecchi metri di lunghezza, riempiti internamente di paglia e tenuti stretti da legacci di vimini. I vlurd vengono accesi in piazza XX Settembre e trasportati, per le vie di Offida, fino alla piazza del palazzo Comunale, ove viene acceso, ed alimentato proprio con le canne, un grande falò.

Lo scenario, nel piccolo centro medievale che per l’occasione spegne l’illuminazione pubblica, è davvero suggestivo: le fiamme dei vlurd accesi ed il loro fumo denso invadono il centro storico in una processione composta da centinaia di persone che sfilano in fila indiana verso la piazza centrale del borgo. I cittadini ed i visitatori si raccolgono attorno all’enorme falò, che, una volta spento, vedrà  balli, girotondi e salti sui carboni ardenti: l’ultimo saluto al carnevale in attesa del prossimo anno.

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Anche il carnevale di Castignano è uno degli eventi più caratteristici del Piceno e, come per quelli già citati, attorno alla manifestazione si mobilita un intero paese. Accanto ad altri momenti tipici (in particolare il giovedì grasso, quando la Pro Loco offre a tutti la gustosa pizza onta, una frittella calda cotta in olio bollente, innaffiata da buon vino castignanese) il clou del carnevale anche qui è all’imbrunire del martedi, quando la festa termina con la sfilata de Li moccule.

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I moccoli sono lampioncini multicolori costruiti da artigiani ed appassionati, posti su una canna ancora verde. I lampioncini, di diverse grandezze, sono costituiti da rombi a più facce (4, 5 o 6 facce) rivestiti da carta velina variopinta. All’interno del moccolo viene inserita una candela accesa.

La sfilata si costituisce per le vie del centro storico, mentre si sale verso Piazza San Pietro. Il richiamo è quello della catubba, il grande tamburo che scandisce il passo, e del canto ripetuto “Fora fora li moccule!” che invita ad uscire di casa con i lampioncini accesi.

Lo spegnimento dell’illuminazione pubblica ed il fascino dell’antico borgo rendono lo spettacolo emozionante: il fiume di lanterne colorate scorre al ritmo del suo canto e risale verso il punto più alto del paese. Qui una simbolica battaglia di luci e colori dà origine al grande falò in cui finiscono tutti Li moccule e che, una volta spento, sarà attraversato dai salti propiziatori dei giovani.

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Singolare e, per molti versi diverso da tutti gli altri, è invece il carnevale De li Zann’ che si svolge nelle località di Pozza e Umito, piccole frazioni del comune di Acquasanta Terme.

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Come avviene ormai da cinquecento anni, il sabato di carnevale i borghi si animano con la presenza degli Zann’ (Zanni), una maschera indossata dagli abitanti della valle del fiume Garrafo.

Li Zann’, a viso coperto, hanno un copricapo a punta costruito con una struttura in canne, alto un metro e coperto di stoffa bianca, chiamato coccarda; dalla cima della coccarda scendono innumerevoli strisce di carta variopinta; sulla maglia bianca fanno spicco scialli di colori accesi; gli Zann’, inoltre, portano una spada di legno diversamente illustrata sui due lati: da una parte il bene o l’ordine, dall’altro il male o il disordine.

Il gruppo è composito e le figure attingono a diverse tradizioni e ruoli: ci sono gli sposini, c’è il suonatore di organetto ma c’è anche il diavolo, vanamente trattenuto dal carabiniere (una volta il gendarme), con lo scopo di proteggere l’identità degli Zann’ e spaventare con un forcone coloro che lavorano durante il carnevale.

Il Carnevale di Pozza e Umito, risale al 1530. In quella data infatti maestri artigiani della pietra lombardi vennero a lavorare nelle valli acquasantane ed importarono la maschera dello Zanni. Lo Zanni lombardo ha avuto nel tempo una tale popolarità da aver originato ben tre discendenze nell’Italia centrale: quella abruzzese, quella reatina e appunto quella acquasantana.

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Autore dell'articolo: Redazione