La chiesa di Sant’Agostino ad Ascoli Piceno

Quello di Ascoli è uno dei più antichi insediamenti Agostiniani delle Marche. La presenza dell’ordine è documentata già dal 1238, quando il vescovo Matteo concesse ai frati un sito sul colle Morice per costruire un nuovo convento visto che quello di Cignano era cadente.

Il complesso non fu infine realizzato sul colle Morice, ma nel più comodo centro di Ascoli, dove ancora oggi sorgono la chiesa di Sant’Agostino e l’annesso (ormai ex) convento.

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L’edificio originario fu iniziato prima del 1242, interrotto per l’occupazione sveva di Ascoli e ripreso nel 1248. Nuovamente interrotto da papa Alessandro IV, sostenitore dei Minori a danno degli Agostiniani, fu ripreso nel 1262. La chiesa fu ricostruita nel 1317, di dimensioni notevolmente maggiori della precedente. L’aspetto attuale è però del 1495, quando l’edificio fu trasformato e ingrandito, portandolo da una a tre navate.

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La facciata

L’attuale facciata della chiesa di Sant’Agostino, in passato indicata come disegnata da Cola dell’Amatrice ma senza prove certe, fu completata nel 1546 e l’anno seguente vi fu aggiunto il portale, opera del lombardo Lazzaro di Francesco detto Ferrone ma concluso da Pietro di Domenico detto Comisio. Sull’architrave si legge “HANC DENUO NOVAM PORTAM DIVO AUGUSTINO DNSI ANTONINS MORUS IUS SIT FIERI MDXXXXVII” (“Questa nuova porta per il divino Agostino, Antonino Moro fece costruire. 1547”). Il portale presenta molte corrispondenze con la porta “Della Musa” della Cattedrale.

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Le tre aperture sulla facciata corrispondono alla navata centrale ed alle laterali.

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Il portale centrale, timpanato a tutto sesto, è riccamente decorato con festoni a carattere vegetale e piccole teste umane ed animali.

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L’esterno è concluso da una grande abside poligonale, sormontata da un campanile a vela.

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L’interno

L’interno della chiesa è piuttosto lineare. Troviamo i pilastri con base quadrangolare su cui si appoggiano quattro semicolonne sormontati da capitelli pseudo-corinzi decorati florealmente. Sui pilastri poggiano archi a tutto sesto sulla navata centrale e archi acuti sulle laterali a sostegno delle crociere.

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Gli altari

Nel XVII-XVIII secolo furono aggiunti gli altari laterali all’interno.

Il primo della navata destra, dedicato a Sant’Eustachio, fu realizzato nel 1720 da Giuseppe Giosafatti. La tela raffigurante Sant’Eustachio fu eseguita da Francesco Trevisani su committenza dei soldati corsi di presidio in Ascoli Piceno nel 1720. Sant’Eustachio, guerriero romano, è ritratto genuflesso sotto la Vergine col Bambino e San Giuseppe.

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Il secondo altare, ricco di pregiati marmi, è opera di Lazzaro Giosafatti e fu realizzato nel 1731. Qui si può ammirare, benché fastidiosamente rinchiuso dietro una grata del 1810, il dipinto a tempera su tavola del 1300 di Francescuccio Ghissi da Fabriano, raffigurante la Madonna del latte (documentalmente indicata come Madonna dell’Umiltà).

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la Madonna della Pace

La Vergine che offre il seno al Bambino è, da circa 700 anni, una delle immagini più care agli ascolani. E’ restata viva per secoli la devozione alla Madonna delle donne in attesa e delle puerpere che chiedevano una abbondanza di latte.

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L’opera, un dipinto a tempera su tavola del XIV secolo di Francescuccio Ghissi da Fabriano, è però più conosciuta come Madonna della pace per via di un miracolo che le cronache antiche fanno risalire al 1350. Erano i tempi in cui Galeotto Malatesta, chiamato dagli ascolani a difenderli contro Fermo, si era proclamato Signore di Ascoli andando ben oltre le richieste della popolazione. I nobili dell’alta valle del Tronto, che vedevano a rischio i loro presidi, avevano deciso di scatenare la reazione in città, dove godevano di appoggi di parte guelfa che arrivavano sino al vescovo benedettino, Isacco Bindi, rinchiuso con gli oppositori nel forte Malatesta. Proprio poco prima di una nuova battaglia, però, la campana di Sant’Agostino aveva miracolosamente preso a suonare di notte, indicando così ai contendenti la via dell’accordo incruento. Fu così che, davanti all’effige sacra, le fazioni in guerra per il possesso della città giurarono una pace che, in verità, fu poco duratura. La storia ricorda che il 6 aprile 1350 Malatesta ordinò la scarcerazione del vescovo Bindi e dei suoi parenti: questo fu, dunque, il giorno del miracolo della Madonna della Pace.

Da allora in poi, i cittadini si sono rivolti alla immagine della chiesa di Sant’Agostino per chiedere protezione nei momenti più bui e tormentati: durante le epidemie, le guerre, i terremoti, le carestie. L’iscrizione a lettere d’oro sulla base della tavola ricorda che per intercessione della Madonna cessò ad Ascoli Piceno l’epidemia di colera del 1855.

Oggi la Madonna della Pace è al centro delle celebrazioni della edizione di luglio della Quintana, in quanto a questa immagine si inchinano i cavalieri il giorno precedente la giostra.

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Il terzo altare, dedicato a San Giuseppe, ospita nella nicchia una statua lignea del Santo eseguita nella seconda metà del secolo XIX.

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Altre opere

Subito a destra dopo l’ingresso è il quadro della Madonna di Loreto, un olio su tela del 1539 di Lattanzio Pagani eseguito a soli 24 anni, probabilmente con l’aiuto del padre Vincenzo.

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Nella navata sinistra si trova invece un affresco staccato di Cola dell’Amatrice del XVI secolo raffigurante Cristo che porta la Croce.

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Un’opera di notevole interesse artistico, prima custodita nella chiesa ed ora al Museo diocesano, è il quadro raffigurante la Morte di san Francesco Saverio di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, dipinto nel 1682. Si tratta di una seconda edizione, di maggior pregio, dell’opera realizzata per la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale a Roma.

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Dietro l’altare si può ammirare l’edicola cinquecentesca in travertino che ospita il tabernacolo coevo in legno dorato.

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Il convento

L’annesso convento di Sant’Agostino, dopo essere stato liberato nella maggior parte dall’uso scolastico, è oggi un polo culturale della città ed ospita la biblioteca comunale, la galleria d’arte contemporanea, vari spazi espositivi ed un auditorium. L’edificio si sviluppa attorno a un chiostro cinquecentesco definito sui quattro lati da un possente colonnato con capitelli pseudo-dorici.

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Autore dell'articolo: Webmaster