La Fioritura del Pian Grande

Nel periodo tra la fine di maggio e la metà di luglio, nelle suggestive piane di Castelluccio, ai piedi del Monte Vettore sul versante umbro marchigiano dei Monti Sibillini, si ripete ogni anno uno degli spettacoli più straordinari che la natura è in grado di offrire. Si tratta dell’ormai famosa “Fioritura del Pian Grande”: le incredibili distese di prato da pascolo si trasformano in un vero e proprio dipinto, con toni gialli, rossi, blu di mille sfumature e varianti. Lo spettacolo è reso possibile dalla fioritura della lenticchia  e di innumerevoli varietà di fiori spontanei: papaveri, violette, genzianelle, narcisi, ranuncoli, trifogli, acetoselle e altro ancora.

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Il colpo d’occhio, ripreso ormai da fotografi di tutta Europa, è davvero unico e cambia di giorno in giorno, con il succedersi ed il variare delle fioriture, influenzate ogni anno dall’andamento climatico della stagione e quindi assolutamente indeterminabili. Molti ancora credono che la Fioritura avvenga nel tempo molto limitato di qualche giorno: in verità l’evoluzione del panorama e dei suoi colori da fine maggio a metà di luglio non smette mai di sorprendere e stupire. Anche alla fine del periodo variopinto le piane offrono comunque uno spettacolo, con il primo virare sull’oro del raccolto o con le semplici folate di vento tra l’erba alta. La Fioritura viene festeggiata a Castelluccio nella terza e nell’ultima domenica di giugno ma, proprio perché non è possibile determinarne l’andamento, agli interessati viene offerto un servizio di monitoraggio attraverso questa apposita pagina.

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I luoghi

I piani di Castelluccio, raccolti nel territorio compreso tra i comuni di Norcia (Pg) e Castelsantangelo sul Nera (Mc), sono il fondo di quello che fu nell’antichità un lago sulle montagne dell’Appennino. A circa 1350 metri sul livello del mare il visitatore può arrivare dall’alto e poi immergersi in 15 chilometri quadrati di pianure, divise in tre grandi aree: il più conosciuto Pian Grande, il Pian Piccolo, il Pian Perduto. Nella parte meridionale del Pian Grande si trova il Fosso dei Mergani.

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Al centro di queste distese, in posizione rialzata, fa bella mostra di sé il piccolo paese di Castelluccio, nato per dare rifugio ai pastori che da nomadi si trasformavano in stanziali. Sulla sommità del colle c’è la parte più antica del paese. Un bel portale testimonia l’esistenza di una fortificazione cinquecentesca. Sempre del 1500 è la chiesa di S. Maria Assunta, che custodisce una Madonna in legno dello stesso periodo attribuita a Giovanni Antonio di Giordano, maestro scultore di Norcia.

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Le scritte di Castelluccio

Su alcuni muri di Castelluccio è ancora possibile leggere grandi scritte di vernice bianca, in dialetto locale.

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La storia, molto curiosa, ebbe inizio nei primi anni sessanta. Una mattina d’estate gli abitanti del paese trovarono alcune scritte in dialetto, fatte a calce bianca sui muri.  Si trattava di una vera e propria “messa in piazza” dei fatti privati di due fidanzati, raccontata dal ragazzo dopo un litigio o forse un tradimento di lei. La cosa innestò ovviamente molte chiacchiere ed alcuni strascichi non certo amichevoli.

Ma la miccia era accesa. Nelle notti successive comparirono altre scritte,  con altri commenti poco gradevoli sulle vicende di alcune ragazze del borgo. Non ci volle molto perché tutti i muri di Castelluccio si riempissero di singolari componimenti in vernacolo con forte accento satirico.

Come ricorda uno dei protagonisti dell’epoca, questa forma di satira si riallacciava alle vecchie “sature”, usate un tempo per far sorridere, ma anche per informare, i pastori castellucciani nelle notti di veglia. La “satura” era una forma di poesia di strada, costruita in dialetto sulla base di fatti realmente accaduti. Il compositore cantava i fatti salienti colorandoli con una vena allegorica e divertente ma cercando di non scadere nell’offesa. Le “sature” e le scritte hanno sempre avuto come soggetto principale le ragazze, mai citate per nome ma ugualmente spesso facilmente riconoscibili.

I tanti lavori di adeguamento e ristrutturazione nel piccolo paese hanno purtroppo portato alla cancellazione di alcune scritte. Per tenere viva la memoria di questa singolare caratteristica di Castelluccio, è stata creata una pagina che raccoglie alcune scritte.

 

La lenticchia di Castelluccio

La lenticchia Igp di Castelluccio è un prodotto conosciuto ormai in tutto il mondo e molto ricercato. Chiamata dagli abitanti del luogo “lénta”, ha un sapore caratteristico e qualità uniche: dimensioni molto piccole, alta resistenza ai parassiti, coltivazione esclusivamente biologica.

Lenticchie Castelluccio lenticchia

La “lénta” viene seminata non appena il manto nevoso (ricordiamo che siamo a 1350 metri di altezza) è completamente disciolto. Verso la fine di luglio inizia la raccolta, che oggi viene effettuata con mezzi meccanici ma che un tempo veniva affidata alle “carpirine” (dal lavoro di “carpitura”), donne del luogo o provenienti dai paesi vicini che, a mano, effettuavano il raccolto.

La lenticchia di Castelluccio possiede notevoli qualità nutritive: le sue proteine, vitamine, fibre e sali minerali la rendono ottima per chi necessita di una dieta ricca di ferro, potassio e fosforo, povera di grassi e molto nutritiva. Altra caratteristica importante della lenticchia di Castelluccio è la buccia sottile e tenera che consente direttamente la cottura senza ammollo, riducendo notevolmente i tempi di preparazione.

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Ancora oggi i contadini più anziani, nella festività del primo di maggio si recano sui campi ed eseguono riti ancestrali per invocare la protezione dal fuoco, dalle tempeste, dalle siccità e dalle cavallette.
Dopo aver piantato sul terreno una piccola croce fatta con ramoscelli d’ulivo, gettano a terra i carboni benedetti e spruzzano gocce di acqua santa. Infine recitano una preghiera rivolta a San Benedetto ed a Santa Scolastica.

 

Autore dell'articolo: Redazione